Ceramic Science and Technology

Prof. Antonio Licciulli
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Academic year  2002-2003

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Pollino Cera Trekk

fine settimana escursionistico nel Parco del Pollino 31 maggio mattina partenza, 1 giugno sera ritorno

Presentazione

Iniziativa sperimentale di escursionismo in bassa Montagna presso il Parco Nazionale del Pollino rivolta agli studenti, ai ricercatori dell’Università di Lecce e ai loro amici. L'iniziativa è sostenuta dal CUS di Lecce.

L’escursionismo in bassa montagna rappresenta una sana pratica sportiva non agonistica a contatto con la natura. Camminare nella natura e nei boschi, seguire i sentieri che innervano le montagne, e con naturalezza salire quelli che ne incidono i fianchi sino alle sommità.
Desiderio di muoversi e di ascoltarsi, in ambienti incontaminati, l' escursionismo consente di unire serenità spirituale, cultura e attività fisica...
Nell'escursionismo, al contrario dell'alpinismo, vengono privilegiati gli aspetti conoscitivi, che solo con un lento e attento cammino si possono apprezzare,

Programma

31 Maggio: partenza in macchina sabato mattina ore 9 ritrovo al parcheggio del Foro Boario

breve escursione ai piedi della grande porta del Pollino: Lago Duglia, Pantano Grande, Fronte di Mola

Cena e pernottamento presso L’Agriturismo Vincenzo Alagia

1 giugno: partenza da Lago Fondo, Grande Porta del Pollino, Piani di Pollino, ascensione fino a serra di Crispo (nota come "Giardino degli Dei) con contemplazione dei Pini Loricati 

Colazione a sacco con i panini preparati dall'agriturismo Alagia

ritorno a Lecce previsto intorno alle ore 21:30   

Modalità di partecipazione

L’escursione è aperta a studenti e amici. Il CUS di Lecce rimborserà le spese di vitto e alloggio agli studenti dell’Università di Lecce.  Il costo per vitto e alloggio per gli accompagnatori degli studenti è di 28 euro e include trattamento di mezza pensione e colazione a sacco per il 1 giugno.  Numero massimo di partecipanti 20 persone, l’ammissione all’escursione avviene secondo l’ordine temporale di presentazione della domanda via e-mail ad Antonio Licciulli (antonio.licciulli@unile.it)

Equipaggiamento

zainetto con almeno 1L H2O,colazione a sacco per 1° giornata, K-way o poncho o ombrellino,scarpe adatte (possibilmente da trekking o anfibi o tennis con battistrada duro e in rilievo), abiti adatti per la fresca serata in rifugio (golfino giacchetta) autan, un ricambio completo, buon umore, voglia di divertirsi e stare a contatto con la natura.

 

 

Foto: agriturismo Vincenzo Alagia 

 

IL PARCO NAZIONALE DEL POLLINO  

Si estende per 194.000 ettari di territorio protetto, il più grande d'Italia, e comprende 56 comuni di cui 32 della Calabria e 24 della Basilicata. Il paesaggio del Parco è molto vasto e vario a seconda delle zone; è attraversato da torrenti limpidi ed incontaminati come il Frido, l'Argentino, il Lao ed il Raganello.

Vedute spettacolari si godono dalle cime di Serra Dolcedorme (m 2267), Serra di Crispo (m 2053), Serra delle Ciavole (m 2127), Monte Pollino (m 22489).

L'elemento vegetazionale predominante sul massiccio è la faggeta che si può distinguere in due fasce: fascia inferiore, tra i 1000 ed i 1500 m, che presenta sporadiche associazioni con l'acero, il carpino ed il pino nero, e la fascia superiore, tra i 1500 ed i 1900 m, in cui troviamo foreste miste di abete bianco e faggio il quale, nella parte superiore, entra in dura competizione con il Pino Loricato cui il faggio sembra voler sottrarre persino la roccia. Sulle basse pendici del versante meridionale riscontriamo, invece, boschi di leccio, di cerro e roverella, steppe e graminacee, rimboschimenti con pini di diverse specie e, lungo i fiumi, boschetti di salici, ontani e pioppi.

Il simbolo del Parco Nazionale del Pollino è un albero: un grande, secolare e contorto Pino loricato (Pinus leucodermis), pianta di straordinario interesse e fascino. Il suo nome scientifico, "Pinus leucodermis" significa letteralmente "pelle bianca" per il caratteristico colore bianco argenteo che assume il tronco degli alberi ormai morti. La corteccia degli alberi più vecchi che è spessa, scura e fessurata costituita da grandi placche romboidali, quadrangolari o pentagonali ricorda la lorica, l'antica corazza a scaglie dei legionari romani; da questa è tratto il nome volgare della pianta "Pino loricato".   
Cio' che piu' colpisce in questo straordinario vegetale e' il tronco: tozzo, massiccio, contorto; mostra orgoglioso i segni delle continue furiose battaglie con i venti feroci delle cime, con le nevi e le folgori. Il portamento delle piante isolate è plasmato dalle intemperie, si presenta spesso "a bandiera" con la chioma tutta da un lato nella direzione prevalente del vento, col risultato che i pini sembrano emergere, forti e possenti, ma contorti e tormentati, dalle rupi impervie su cui sono abbarbicati. E' estremamente longevo: molti esemplari superano i 900 anni. Da secoli sostiene una lotta titanica contro il "Faggio", albero forte e invadente che lentamente ha spinto il pino sempre piu' in alto.  
Gli alberi ormai privi di vita, senza corteccia, con tronchi chiari quasi bianchi non sono solo resti inanimati e suggestivi di alberi in qualche caso millenari, ma rimangono vere e proprie sculture, testimoni muti della storia naturale del Parco.  

Agriturismo Vincenzo Alagia

A oltre 1100 mt slm , in località Casa del Conte, all'incrocio tra il rifugio e il lago della Duglia. Nel cuore del Parco, casolare ristrutturato alla fine del 2001 nel rispetto dell'architettura del luogo, tra piccoli borghi rurali e masserie, colture biologiche, querce e agrifogli secolari. Nelle vicinanze scorre un torrente di montagna. Dispone di 5 camere doppie, tutte dotate di servizi privati, riscaldamento autonomo, tv e telefono. Luogo ideale per chi ama una vacanza natura, e per passeggiate nei boschi e montagna, qui è possibile fare escursioni a piedi, andare in mountain-bike, noleggiare sci da fondo, visitare le zone vicine ricche di tradizioni e folklore. Area ristorazione con 40 posti. Dispone di proprio chiostro sul caratteristico ponticello di legno, dove organizza la vendita di prodotti biologici aziendali. Possibilità di partecipare alle attività legate alla vendemmia.

IL TREKKING: Cosa significa ?

(Dal sito dell'associazione altavia trekk http://www.comune.prato.it/associa/altavia/)


L'origine della parola Trekking pare sia Sudafricana e risale al tempo in cui i nobili immigrati olandesi, furono scacciati dagli ancor più nobili portatori della fede nella corona Britannica.
Le impronte lasciate dalle ruote dei carri olandesi, i quali democraticamente partivano per cercarsi altre terre da (ri)espropriare e (ri)occupare, erano chiamate Trek (?).
Non chiedetemi perché! Forse era semplicemente lo scricchiolante rumore delle ruotacce dei loro poveri carri.
D'altra parte la parolaccia che ci ritroviamo ormai è questa. Noi l'abbiamo messa addirittura nel nostro nome; non vi dico le lotte, urli, berci: - razzista ! (gridava uno) - ignorante ! (rispondeva l'altro!), e giù' ruotate di carro!

Longobardo La Storia del Trekking

(Dal sito dell'associazione altavia trekk http://www.comune.prato.it/associa/altavia/)


Il Trekking e' un'attivita' abbastanza recente, per raccontarla, basta cominciare dalla preistoria:
Gli uomini cosiddetti primitivi, erano gia' esperti di trekking. Per seguire le loro prede nella caccia, avevano imparato a fare dei lunghi spostamenti a piedi.
E da li', popoli che nomadi lo sono rimasti per scelta, come i tuareg; fino agli antichi romani, che per permettersi le loro conquiste, erano diventati dei veri esperti di "backpacking" (da ...portarsi tutto sulla schiena!); pensate ai problemi logistici nello spostare in giro per l'Europa ed il medioriente, migliaia di valorosi centurioni!
Criticate pure lo spirito delle loro conquiste, ma ringraziateli per i nostri appennini ancora ricoperti da bellisimi boschi di castagno, che a loro servivano per sfamare le truppe, e fino a poche decine di anni fa sono serviti per sfamare generazioni di abitatori delle nostre montagne.
Finita la loro era, comincio' un periodo dove per noi europei, fare del trekking non era la cosa piu' raccomandabile, ...Per noi europei. ...Erano arrivati i Barbari, maestri della specialita' "a cavallo"! Ci rinchiudemmo tra le mura delle nostre citta', trasformate in fortezze medievali e per lungo tempo gli unici spostamenti erano quasi esclusivamente di carattere religioso, ovvero i pellegrinaggi (da "pellegrina", il mantello con il quale i ...pellegrini si riparavano dalle intemperie. ...ancora non c'erano le giacche in goretex!).
Al lento rifiorire della nostra civilta' corrispose una nuova voglia di spostarsi e viaggiare, dapprima con motivazioni commerciali, pensate a Marco Polo, piu' avanti, con motivazioni scientifiche ed esplorative. Fino ad arrivare ai giorni nostri, quando si e' cominciato a fare trekking senza un fine pratico, ma per il solo piacere di farlo.