Prof. Antonio Licciulli
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    La bottega dell'orafo

La tecnica di lavorazione dei metalli nobili è rimasta pressoché immutata nei millenni.  Ancora oggi nelle botteghe artigiane è possibile apprezzare le antiche, pazienti e laboriose attività che danno vita a gioielli preziosi.

 

Già l'uomo del neolitico usava ed era in grado di lavorare l'oro grazie alla sua duttilità a malleabilità. Allo stato nativo l'oro era disponibile in piccoli noduli che i popoli neolitici riuscivano a formare con mezzi primitivi facendone perle da collane e lamine ingenuamente graffite.

Le tecniche di lavorazione più antiche sono senz'altro la tiratura al martello e la stozzatura. Nella tiratura a martello, delle lamine vengono ricavate da pezzi massicci con cauti colpi di martello su incudini a superfici piane o curve.

Un salto importante nello sviluppo dell'oreficieria già ai tempi dei micenei (XXIX - XX secolo A.C.) fu costituito dallo sviluppo delle tecniche di saldatura  e di fusione.

La fusione dell'oro è fatta per dare forma con colaggio (fusione a cera persa) o per formare oggetti più massicci che poi possono essere trasformati in lamine, fili.

Tecniche antiche e attuali di lavorazione sono la "presa nella massa"  in cui l'oggetto viene grossolanamente formmato all'incudine e quindi lavorato con lime e scalpelli via via sempre più fini.

Il colore dell'oro
Il colore dei manufatti è dato dal metallo che fa lega con l'oro. I colori oggi sono diversi. Si và dal bianco al lilla passando per il blu ed il rosso. E' chiaro che anche gli altri metalli contribuiscono al valore della lega. 
Queste sono le colorazioni e la composizione delle leghe:
Bianco: oro e palladio.
Giallo pallido: oro, molto argento, poco rame.
Giallo: oro, argento, rame.
Rosa: oro, poco argento, molto rame.
Rosso: oro, rame.
Verde: oro, argento.
Lilla: oro, alluminio.
Blu: oro, cobalto.

L'oro puro è un metallo molto tenero. Per questo motivo non si fanno i gioielli in oro puro: si consumerebbero molto in fretta. I metalli che legano con l'oro puro sono diversi: argento, rame e palladio sono i più usati. Anche la valutazione è in rapporto con la quantità di metallo prezioso e di secondo metallo presente. 

 

Le tecniche decorative

Si ritiene che la maggior parte delle tecniche decorative sia stata elaborata quando, grazie allo sviluppo dei commerci, le materie prime iniziarono a pervenire in abbondanza alle civiltà urbane ed evolute della Persia, della Mesopotamia e dell'Egitto sudoccidentale. Si assistette di conseguenza alla nascita di nuove categorie di artigiani, quali gli orafi e gli argentieri.

Lavorazioni a sbalzo

Le prime tecniche ornamentali derivarono dai medesimi procedimenti di battitura adottati per modellare gli oggetti d’uso; era infatti comune l’aggiunta di righe o scanalature sul metallo, ottenuta colpendone ripetutamente la superficie (o, nel caso di lamine, la parte inferiore), come testimoniano molti vasi e altri tipi di contenitori rinvenuti nelle tombe reali della città sumerica di Ur. Attraverso un processo di battitura più raffinato si ottengono anche diversi tipi di decorazioni a rilievo che, nei pezzi più curati, possono raggiungere effetti pittorici. Questa tecnica fu utilizzata per oltre 4000 anni e raggiunse la massima espressione in Europa nei secoli XVI e XVII, nella produzione di arredi religiosi e utensili d'oro e d'argento.

Incisione e cesellatura

Le superfici metalliche possono essere decorate con motivi lineari mediante incisione e cesellatura. Nel primo caso l'artista si serve di uno strumento da taglio o da incisione per asportare sottili strisce di metallo; nel secondo caso, invece, scolpisce la superficie con un utensile dalla punta smussata, sul quale batte con un martello. I due metodi sono perlopiù destinati alla decorazione dei metalli preziosi.

Opacizzazione attacco chimico, ossidazione

Un altro procedimento decorativo consiste nell'imprimere sulla superficie metallica motivi formati da tante sottili linee tratteggiate, che rendono opache determinate zone, creando un contrasto con quelle rimaste lucide e riflettenti. Questa tecnica, come la precedente, è applicata principalmente ai metalli preziosi. Diverso è il metodo dell'attacco chimico, che consente di scurire le zone desiderate, largamente utilizzato sulle armature e sulle parti in acciaio delle armi. Nell'Ottocento fu introdotta una nuova procedura che consentiva di ossidare l'argento lucidato tramite l'impiego di zolfo.

Doratura e intarsio

Eleganti effetti decorativi possono essere ottenuti rivestendo un metallo comune con uno strato d'oro (doratura), oppure applicando sulla superficie di un determinato metallo inserti di materiale diverso (vedi Intarsio). Quando prevede l'uso di sottili fili d'oro e d'argento, l'intarsio prende anche il nome di damaschinatura: il termine deriva dalla città siriana di Damasco, dove tale tecnica, perfezionata dagli arabi in epoca medievale, conobbe particolare fioritura.

Granulatura e filigrana

Altre due tecniche che permettono di creare effetti ornamentali sfruttando il principio "metallo su metallo" sono la granulazione e la filigrana. La prima, usata in gioielleria, prevede che minuscole sfere d'oro vengano applicate a caldo su una superficie metallica mediante un’invisibile saldatura. Una variante della granulazione prese il nome di "pulviscolo" e fu adottata dagli etruschi tra il VI e il V secolo a.C. La denominazione deriva dalla sottile limatura d'oro che veniva fatta aderire a zone lisce per creare un gioco di superfici lucide e opache.

La filigrana è una tecnica orafa che consiste nella lavorazione di sottilissimi fili d'oro e d'argento, intrecciati e ritorti e poi fissati "a giorno" (cioè applicati su una lastra di supporto del medesimo metallo) oppure rifiniti "a traforo" (vale a dire disposti a formare una struttura traforata).

La tecnica del niello consiste nel riempire i solchi incisi a bulino su una lamina in argento o in oro con una lega metallica di colore nero, detta anch'essa niello.

TITOLI & CARATI
Il titolo è la quantità d'oro presente nella lega (unione con altri metalli) di cui e' composto il gioiello in millesimi per grammo. Il carato è un'unità di misura che corrisponde a 41.6 millesimi di grammo di oro nella lega. Ad esempio l'oro italiano che è praticamente sempre a 18 carati equivale alla presenza di 750 parti di oro contro 250 parti di altro metallo nelle 1000 parti della lega di cui è fatto il monile: perlappunto a 18 carati. In molti paesi si usa una caratura più leggera: si va dai 9 carati dei paesi poveri ai 14 di paesi insospettabili come la Francia e l'Inghilterra. Ciò significa che un gioiello ha meno oro e, quindi, costa meno.
 8 carati = 333 millesimi di grammo
12 carati = 500 millesimi di grammo
14 carati = 585 millesimi di grammo
18 carati = 750 millesimi di grammo
22 carati = 916 millesimi di grammo
24 carati = 999 millesimi di grammo

 

Fonti:

Grande dizionario enciclopedico UTET 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella bottega dell'orafo sono presenti alcuni utensili fondamentali: l'incudine il cannello e una varietà notevole di piccole frese azionati da trapani elettrici al alta velocità

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Il laminatorio è un accessorio essenziale per trasfromare i pezzi grezzi di oro in lamine e fili a sezione quadrata

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La tecnica più pratica per fondere l'oro è oramai quella del cannello alimentato da acetilene e ossigeno (per lo più già premiscelati in apposite bombole) dalla combustione dei due gas si origina un gas estremamente "energetico" che supera i 3000°C di temperatura prima di miscelarsi con i gas ambientali.

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in questa foto una vecchia medaglia viene scaldata e fusa su una piastra refrattaria. La bassa emissività tipica dei metalli preziosi consente di scaldarli con efficacia fino alla temperatura di fusione con moderate dosi di energia

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la goccio nel nobile metallo fuso disdegna di saldarsi alla piastra refrattaria

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processi di elettrodeposizione consentono di rendere brillante la superfici dei metalli. La "rodiatura" ad esempio è in grado di rendere totalmente lucido e brillante l'oro bianco

 

 

 

N.B. le foto sono state effettuate dal prof. Licciulli, la loro riproduzione è possibile solo dietro richiesta di autorizzazione